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Le illusioni del cittadino nel mondo globalizzato

il cittadino ed il mondo globalizzato

Il cittadino ed il mondo globalizzato, incomprensioni di fondo.

Qui stiamo parlando di un mondo globalizzato in cui il vero Dio è diventato il margine di profitto.

Abbiamo voluto accettare la globalizzazione come un fatto ineluttabile ma oggi abbiamo appreso che non possono stare nello stesso catino (mercato) gli stampatori orientali di milioni di pezzi tutti uguali e i produttori mediterranei di salami e di arance.

Finalmente ce ne accorgiamo tutti.

 

 

 

Un conto è essere produttore di lusso o di nicchie in cui è chi produce a decidere il prezzo (ma nel frattempo approfitta della svalutazione del lavoro per aumentare i margini a spese delle maestranze), un conto è dover sgomitare con chi lavora per una ciotola di riso e viene messo in competizione con merci e prodotti simili ai nostri ma realizzati sotto costo (rispetto ai nostri standard di vita).

I PRIVILEGI DEL NUOVO MODELLO CHE PESA SULLE SPALLE DI CHI È RIMASTO NEL MONDO DI IERI

Il 40% di tassazione è la media.

C'è chi paga il 70%. Se lo ritieni giusto offriti volontario di versare l'80%.

Le tasse non hanno lo scopo di pagare la spesa pubblica. Per quello È STATO INVENTATO IL DEBITO PUBBLICO (che non andrebbe chiamato debito, ma CREDITO per famiglie, risparmiatori ed imprese.

Oggi il debito pubblico invece è diventato agio e cassa continua degli investitori in cui a metterci i soldi sono i contribuenti.


Le tasse dovrebbero servire a redistribuire ricchezza e potere togliendoli a chi ne ha in eccesso.

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Servirebbero a far sì che chi è al di sotto di una certa soglia di reddito possa usufruire di servizi gratuiti o agevolati.

E chi è debole ed indifeso possa trovare riparo.

 

CAPIRE IN CHE MONDO VIVIAMO

Se non capiamo questo significa che abbiamo accettato che lo Stato debba farsi da parte.

Quindi dovremmo smetterla di lamentarci dell'assenza dello Stato a giorni alterni e farci carico SULLE NOSTRE TASCHE, sulla nostra salute e sulla tutela ambientale, di tutto il peso della globalizzazione, invece di lamentarci di un mondo che non abbiamo nemmeno ben compreso.

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